Il Ddl delega di riforma dell’ordinamento forense rischia di rivelarsi una terapia incapace di curare i mali strutturali dell’avvocatura» commenta Giovanni Lega su Il Sole 24 Ore di oggi. «I giovani ottengono il titolo in media a 29 anni; oltre il 70% dei praticanti non è adeguatamente retribuito; circa 60mila avvocati vivono in condizioni di indigenza con redditi tra negativo e 10.300 euro; altri 45mila hanno redditi tra 10.300 e 21.233 euro. Il quadro è molto difficile. Vanno cambiati i presupposti, comprendendo che le sfide si affrontano con il giusto equilibrio tra autonomia e indipendenza, innovazione e accesso ai capitali».
«Il Ddl conferma l’esclusiva dell’avvocatura per l’attività giurisdizionale e per la consulenza stragiudiziale continuativa connessa a essa. Ma resta libero tutto ciò che non è collegato all’attività giudiziale, riproponendo una formulazione che non risolve le ambiguità esistenti».
«Sulla parametrazione del compenso agli obiettivi, la posizione è chiara: è condivisibile, ma la pattuizione dovrebbe essere completamente libera. Il patto di quota lite consentirebbe anche ai meno abbienti di accedere alla giustizia, visto che il patrocinio a spese dello Stato non è sufficiente. La success fee, del resto, è già libera».
«Quanto all’esercizio collettivo della professione, le forme oggi disponibili – associazioni professionali e Sta – risultano insufficienti. L’associazione professionale non permette accantonamenti; le Sta avrebbero potenzialità, ma il Ddl le svuota vietando la distribuzione non proporzionale degli utili e impedendo al socio non professionista di essere assistito dalla Sta».
«Il problema delle risorse resta centrale: le associazioni possono investire solo con mezzi propri o credito, mentre le Sta, pur teoricamente aperte al capitale, diventano non attrattive se si elimina la possibilità di concordare utili non proporzionali. Anche la partecipazione di altri professionisti non risolve il nodo, senza una revisione profonda del modello».
«Resta delicato il tema del rapporto di collaborazione tra avvocati. Due le strade: collaborazione continuativa e monocommittenza. ASLA Associazione Studi Legali Associati lotta da anni per il riconoscimento dell’avvocato monocommittente. Il Ddl introduce finalmente questa figura: gli avvocati monocommittenti avranno diritti e tutele definite dai decreti attuativi, mentre non credo sarà così per le collaborazioni continuative. È inoltre necessario chiarire che le fatture degli avvocati monocommittenti non aumentano il volume d’affari del committente e che Cassa Forense dovrà prevedere un meccanismo di compensazione dei contributi».
«Il tema della monocommittenza diventa centrale: senza tutele e corretta regolamentazione, i giovani avvocati rischiano di rimanere schiacciati tra precarietà e responsabilità crescenti, mentre l’intero sistema continua a perdere competitività».