30Set2016

Le imprese ‘startup’ in Italia: di cosa c’è bisogno

a cura di Amalia De Carlo

Se ne discute tanto, ma le giovani imprese italiane stentano ancora a reperire le risorse economiche che occorrerebbero: secondo un recente studio dell’Università Bocconi, gli investitori di private equity e venture capital partecipavano a fine 2014 in solo una startup su venti    

L'Università Bocconi di Milano ha presentato i risultati di un’indagine condotta su oltre tremila nuove aziende giovanili (le cosiddette “startup”) risultate iscritte al Registro delle Imprese entro il 2014. L’analisi è stata curata dai ricercatori Carmelo Cennamo e Umberto Fasano, che hanno anche verificato i dati di bilancio delle aziende innovative reperite in base a quanto riportato da AIDA (Analisi Informatizzata Delle Aziende).

Risultati? Senz’altro interessanti, anche se ancora poco incoraggianti. Lo studio ha evidenziato che solo il cinque per cento delle startup italiane risulta partecipato da investitori esterni in operazioni di private equity ovvero venture capital, e che in meno di una startup su tre vi è un’altra società fra i detentori di capitale sociale.

Inoltre a fine 2014, secondo l'analisi, il totale dei finanziamenti raccolti dalle startup esaminate ammontava a poco meno di 150 milioni di Euro, di cui solo 93 milioni come investimento diretto nel capitale (di cui quasi la metà detenuto da aziende più grandi dello stesso settore, e solo un quinto da investitori di venture capital), e il resto a titolo di debito.

A fronte della limitatezza complessiva del fenomeno sotto il profilo quantitativo (ma nel corso dei quasi due anni successivi, sino a oggi, c’è da presumere che siano stati compiuti progressi anche rilevanti), un elemento di particolare interesse è dato dai casi di compartecipazione nella stessa giovane impresa sia di puro capitale di rischio che di investitori ‘industriali’. Un settore questo, ovviamente, in cui la divergenza degli interessi in gioco (tempi, modi e risultati dei vari investimenti di capitale e debito) rende di grande importanza l’intervento di consulenti esperti nelle materie legali, finanziarie, fiscali, contabili e gestionali.

Altri dati significativi, fra i tanti elaborati dai ricercatori della Bocconi: una startup su quattro, fra quelle prese in considerazione in cui è presente capitale esterno, opera nel settore manifatturiero, con in media nove soci e due dipendenti (sono invece solo quattro i soci e un dipendente, nella media, la caratteristica del restante 75 percento di tali aziende).  Come c’è da attendersi, inoltre, il risultato netto di bilancio era complessivamente negativo a fine 2014 (meno 23.420 Euro), ma ciò comunque a fronte di un numero importante di startup (il 43 percento) che aveva chiuso tale esercizio in utile (si tratta di una percentuale molto vicina al numero di aziende che aveva fatto ricorso al debito bancario, anche se i due fenomeni ovviamente non sono necessariamente correlati).

Buone notizie comunque per i giovani imprenditori con idee innovative e il coraggio di rischiare: il tanto atteso ‘Piano Industria 4.0’, di recente presentato dal Governo, prevede interventi di incentivazione fiscale sino a 13 miliardi di Euro in sette anni (2018-24) ed è diretto ad attrarre investimenti privati a partire dall’anno prossimo proprio nel settore delle nuove imprese. Dunque una vera 'linfa vitale' per fortificarsi e portare l'eccellenza italiana nel mondo, come dichiarato dal Presidente del Consiglio, che senza giri di parole invita i futuri beneficiari a darsi da fare per aumentare il PIL nazionale.